Prima di tutto, benvenuto nel mio spazio personale. Che poi è di tutti. Non so chi sei, nè da dove vieni; chiunque tu sia, ti ringrazio per avermi scelto o di essere arrivato fin qui -poco importa- per caso.
Non so quanto ti possa interessare la mia storia: molto, poco, niente? Ugualmente scelgo di rischiare e te la racconto, come un piccolo Diario di viaggio, puntando su alcuni passaggi in qualche modo particolari.
Te la racconto anche perchè nella trama della mia storia ci sono, per fortuna, molti compagni di viaggio ai quali sono ancora legato, e che vorrei qui ricordare insieme alle mie esperienze più significative. Esperienze che fanno parte del grande mare delle vicende umane.
Sono nato a San Lorenzo, una frazione di Osilo, quando la valle era ancora popolata di mulini, diciamo a metà del secolo scorso. E proprio in uno di questi mulini sono venuto al mondo, circondato dal profumo del grano e della farina, dal mormorio della ruota del mulino e del torrente che giorno e notte la faceva girare.
Ancora bambino mi sono trasferito, insieme alla famiglia, ad Osilo. Pochi mesi dopo scoprii quanto fosse difficile vivere d'inverno fra quelle case in cima alla collina. Per di più era l'inverno del 1956, tutto il mese di febbraio dominato da una neve incessante, Osilo un paese strappato al mondo e sepolto in un silenzioso candore. C'era il carnevale da godere, ma si poteva ballare soltanto al ritmo delle continue nevicate.
A dieci anni, la mia passione per il pallone. Durò a lungo. Ma rimase sempre e soltanto un gioco. E anche un modo per fare nuove amicizie. Pur senza rinunciare a giocare, a quindici anni mi resi conto che le mie gambe si muovevano più a loro agio in pista. Così, per quattro o cinque anni, la mia attività sportiva si è sviluppata con le gare di atletica leggera: campionati provinciali, studenteschi e non, pista e campestre, campionati regionali.
E l'amore? Certo l'amore, come dimenticarlo? Era già presente, a sedici anni, come un macigno che d'improvviso ti rovina addosso, inaspettato, capace di lasciarti senza fiato, sino a travolgerti. Come dire: il dolce tormento. Che non riesci proprio a capire. Neppure a distanza di tempo, ora. Basta un volto di ragazza, la sua bellezza di luce, e già ti senti perduto al primo guardo. Anche la tempesta è amore. Come fosse facile accettarlo proprio così. E poi per anni, senza saperlo, continui a guardarlo, quel volto di ragazza, chissà in quante altre donne, così diviene il più naturale e perenne pensende a tie. E poi, si sa, l'amore non conosce distanze, non si fa condizionare da distanze e confini di nessun tipo.
Osilo è una sorta di teatro naturale. Forse per questo, a me e ai miei amici piaceva tanto fare teatro, sia pure da dilettanti. Brillante, comico, impegnato. Con Angelino Manca, Franco Paglia, Salvatore Sardu, Tino Alicandri, Quirico Fadda, Franco Nuvoli, Vanni Sanna, e altri ancora. Come il campo di calcio, e la pista di atletica leggera, in fondo il teatro rappresentava per noi un luogo dove misurare le nostre capacità di stare al mondo. E di scoprire che gli uomini, visti nelle loro miserie come nelle loro virtù, non sono mai facili da gestire, grazie alla loro imprevedibilità. Osilo era ed è anche un luogo che suscita e ispira molte forme artistiche, come la fotografia e la poesia, e in questo avevo un prezioso alleato: Salvatore Pintore. Ancora oggi lo è.
Allora pensavo spesso a questi strani uomini, che mi riusciva difficile comprendere, soprattutto quando li osservavo con gli occhi dei bambini. Fu proprio il loro sguardo che mi permise di scoprire e insieme di fondere poesia e musica. Nel 1968 scrissi il testo “Signori uomini”, dove raccontavo di un bambino che rimane stupito del fatto che l'uomo conquisti la luna e intanto continui a ignorare che milioni di bambini, ad esempio in Africa, muoiono di fame. Giovanni Fiori scrisse la musica del testo e iniziò così il nostro fruttuoso sodalizio.
Il Festival degli angeli, organizzato dall'Unione studentesca di Osilo, fu la mia prima esperienza musicale, in particolare con “Signori uomini”, cantata da Margherita Bassu. Francesca Donara fu in quella occasione la mia splendida compagna di viaggio. Nel 1971 presentai la stessa canzone all'Usignolo d'oro, gara canora per bambini, che si svolgeva a Tempio Pausania. La canzone fu premiata per il miglior testo. L'anno successivo presentai “Dammi la mano, Pinocchio”, scritta ugualmente con Giovanni Fiori , e cantata da Meri Fozzi, di Sassari. Vinsi il primo premio. Presentai anche la canzone “Via dei bambini”, scritta con Antonio Costa. Nascono allora anche alcune canzoni composte per Anna Loddo, incise su LP e cantate a Radio Sardegna, allora emittente regionale della Rai.
Ormai, i miei testi -qualcuno li considera poesie- si accompagnano puntualmente alla musica. Tra il 1971 e il 1972 nasce “Da sempre a sempre”, un'opera scritta con i Savages ed eseguita dagli stessi, con l'apporto dei Bertas, al teatro civico di Sassari. Durante le prove di quest'opera venne a trovarci, a Sassari, Fabrizio De Andrè. Trascorremmo insieme una giornata intera. Ascoltando le nostre canzoni, giocando a pallone, pranzando e discutendo di tante cose. Di musica, ovviamente, ma anche di politica, di religione. Ci parlò anche di un certo Francesco De Gregori, allora sconosciuto. "Diventerà un grande cantautore", disse sicuro. Il tempo dimostrò che aveva proprio ragione. Un'esperienza ricca e brillante, davvero unica, quella vissuta con Fabrizio. In tempi più recenti, quando De Andrè ci aveva appena lasciato, ho avuto la fortuna di conoscere anche Dory Ghezzi, una donna straordinaria, oltre che una bravissima artista.
Nel 1972 nasce la canzone “Badde lontana” e si consolida il mio fruttuoso sodalizio con Antonio Costa. La canzone viene incisa su 45 giri nel 1974, dai Bertas, insieme al brano “Ma eri donna”. La canzone verrà cantata da moltissimi interpreti, fra i quali anche il cantautore Sergio Cammariere. Insieme ad Antonio Costa nasce poi “Pensende a tie”, registrata nel 1977, sempre dai Bertas, un brano che occupa entrambe le facciate del disco. Poi, il brano “Desertu”, con musica di Franco Godi, per la colonna sonora del film “Africa dolce, Africa selvaggia”.
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Da: Il Corriere della sera, mercoledi 16 aprile 2008.
"Ci sono voci che vengono da molto lontano. Attraversati secoli e silenzi, ci raggiunge il loro canto misterioso, di solitarie creature. Il suo segreto è così antico, eppure così tuo, che ascoltandolo sembra di vederti in uno specchio".
Così il poeta e scrittore sassarese Antonio Strinna lumeggiava il profilo vocale di Marisa Sannia.
Tratto dall'articolo: "ADDIO A MARISA SANNIA"
di Mario Luzzatto Fegiz, critico musicale
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Negli anni successivi, arrivano alcune canzoni in italiano, quasi sempre cantate dai Bertas, come “Via dei laghi” e “Un po' di rabbia”, e molte altre registrate su LP da Francesco Balzani. E di nuovo canzoni in sardo, nel 1986: con la musicassetta Misterios, diversi brani scritti e registrati dal Coro degli Angeli di Andrea Parodi, poi divenuti Tazenda. Quindi con la corale Orolache di La Maddalena il CD “Omine omines” e la sigla televisiva “Sonniu” nella trasmissione Buonasera Sardegna, con le stesse canzoni gli Orolache partecipano a trasmissioni televisive su Rete 4 e Canale 5. Vincenzo La Cava, direttore della Corale, era ed è un amico prima di tutto. Quante ore trascorse insieme in sala di registrazione! Arriva poi il brano “Zente mia”, scritta con Giuseppe Carboni, sigla televisiva cantata dai Falò ugualmente a Buona sera Sardegna.
Durante questo viaggio musicale ho incontrato molti artisti e professionisti. Giacomo Serreli, ad esempio, che mi ha dedicato un servizio nel telegiornale di Videolina all'uscita del mio primo romanzo, "Badde lontana". In seguito si è occupato di me anche nel suo libro dedicato alla musica in Sardegna. Poi Andrea Parodi e il Coro degli Angeli, durante la registrazione del CD Misterios. Quindi Mauro Pagani, leaders della PFM e coautore di De Andrè, in occasione del Premio Faber dedicato allo stesso Fabrizio. Piero Marras, anche lui interprete di "Badde lontana", Paolo Angeli, Franca Pinna, interprete di alcune mie canzoni, quindi Elena Ledda, Paolo Zicconi e tantissimi componenti di Cori sardi.
Nel 1988 inizia la stagione della poesia. Premiato al Nosside di Reggio Calabria, da una Giuria presieduta dalla scrittrice Dacia Maraini, con una poesia letta (in diretta Rai) dall'attrice Daniela Poggi. Della Giuria faceva parte anche il regista Folco Quilici. Seguono molti altri premi e riconoscimenti. Pubblicazioni di poesie e recensioni in riviste letterarie specializzate, ad esempio Italia Libri, Gemellae, Sonos e contos, ecc.
Nel 1995 inizia la stagione della narrativa, con un romanzo che riprende nella storia e nel titolo la mia canzone più nota, cioè Badde lontana. Dopo il romanzo “Badde lontana”, edizioni Gallizzi, viene “La maschera strappata”, edizioni Castello, nel 1998, e infine “Tutto accade”, pubblicato nel 2005 dall'editore Joker. Con quest'ultimo romanzo ho partecipato alla Fiera del libro di Torino e alla trasmissione Fahrenheit tram, di Rai 3. Infine, "Omines po brulla", un'opera musicale che ho scritto partendo dalle poesie di Paolo Mossa e con le musiche originali di Salvatore Rizzu.
E oggi? Ho due romanzi già pronti per essere pubblicati e un altro da portare a termine, diciamo in cantiere. E poi anche una raccolta di favole, intitolata: “Il bosco delle favole”. Presento e promuovo libri di poesia e di narrativa; sono impegnato in alcune Giurie letterarie, come il Premio letterario Città di Sassari, il Premio internazionale Amistade Città di Olbia e il Premio Nino Costa di Sassari. Da qualche tempo curo il Parco e Museo del canto sardo a chitarra, da me progettato, attualmente fruibile nel sito www.cantosardoachitarra.it
Nel mese di ottobre di quest'anno (2008) ho partecipato alla Biennale di Venezia. Infine, il mio ultimo libro: dedicato alla Brigata Sassari, intitolato "Piccoli uomini, grande speranze", con prefazione del Sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, uscito nel 2010.
Ritornando alla musica, ricordo la collaborazione con Gabriele Oggiano e il CD inciso con i FABULAS dal titolo "Tutto accade", che contiene 10 canzoni composte con Oggiano. Uno di questi brani -Peraulas-, è stato poi inciso anche da Maria Giovanna Cherchi nel suo ultimo CD. Inoltre, l'ultimo CD dei Falò "Andalas" contiene alcuni miei brani scritti con Giuseppe Carboni ed altri compositori.
Naturalmente, oltre alla mia voce, ci sono anche quelle degli altri, che raccontano di me, magari in modo più attendibile. Voci qui rappresentate da alcune estrapolazioni e citazioni da giornali, riviste e libri che hanno parlato di me, delle mie opere e della mia attività culturale, dal 1970 ad oggi.
BADDE LONTANA, Edizioni Gallizzi.
“Un'opera in parte autobiografica, in parte tesa a ricostruire una vicenda collettiva che nasce dall'intrico di varie storie personali e private; a questo intento si accompagnano i modi del racconto e il linguaggio, animati da una tensione lirica che si alterna alla capacità di nutrire la storia del mistero e del fascino di un passato già favoloso”. (Salvatore Tola, La Nuova Sardegna”).
LA MASCHERA STRAPPATA, Edizioni Castello.
“Ciò che particolarmente colpisce in questo suo nuovo libro è la scrittura in prima persona, dove l'io narrante racconta la sua storia di artista, quasi stesse di volta in volta compilando un diario al quale affidare le sue sensazioni e le sue riflessioni sui personaggi che incontra nella vita. Tali riflessioni sono così dense di significato e di osservazioni sul carattere e sul comportamento degli uomini, che viene da pensare di trovarsi davanti a uno scrittore filosofo, che rende universale la sua visione del mondo”. (Dolores Turchi, L'Ortobene).
BADDE LONTANA, Edizioni Gallizzi.
“Nel romanzo ritornano avvenimenti e personaggi del paese, legati a una trama che coinvolge lo stesso autore, il quale ritorna sui luoghi della sua infanzia e dei suoi avi per ricostruirne in qualche modo la storia, rievocarne i valori, piangerne la scomparsa”. (Salvatore Tola, Il Messaggero Sardo).
LA MASCHERA STRAPPATA, Edizioni Castello.
“Antonio Strinna, che nel suo primo romanzo (Badde lontana) aveva affrontato il tema di una memoria individuale e collettiva, mette ora al centro di questa sua seconda prova narrativa un vecchio attore chiamato a fare il bilancio della propria vita: come un molteplice flashback si susseguono avvenimenti e incontri che hanno per sfondo la Sardegna con i suoi personaggi, i suoi problemi e le aspirazioni rinnovate ma sempre irrealizzate” (Salvatore Tola, La Nuova Sardegna”).
TUTTO ACCADE, Edizioni Joker.
“Tutto accade si presenta come un'opera composita, di ampio respiro, costruita con un'abile tecnica ad incastro che permette a due storie tra loro strettamente collegate di inserirsi perfettamente l'una dentro l'altra. Esse, a loro volta, come scatole cinesi contengono altre storie minori, che si configurano come continue o potenziali diramazioni. Ne risulta un romanzo aperto, al di là dell'apparente conclusione della vicenda principale, che non prospetta una fine ma un continuo accadere nell'eterno divenire delle cose”. (Gianni Caccia, La Clessidra).
TUTTO ACCADE, Edizioni Joker.
“Il romanzo ci rivela un impegno artigianale serio che ha bandito scorciatoie, trucchi del mestiere, con esiti complessivamente positivi che vedono brillare non poche pagine di ammirevole bellezza. Ed è senz'altro da ritenersi, questo lavoro di Antonio Strinna, un punto di arrivo importante rispetto alle prove precedenti. In esso si avverte chiaro l'empito di raccontare, di testimoniare non uno ma più mondi: quello reale e tangibile della contemporaneità, quello relativo a un passato ben definito, storicamente documentato, e quello ancestrale che radica nel mito e nelle ragioni ultime dell'uomo. (Giovanni Nuscis, Italialibri).
TUTTO ACCADE, Edizioni Joker.
“C'è qui uno sguardo che vede prevalere l'indagine verticale e soggettiva, lo scavo interiore in capo ai personaggi rispetto, ad esempio, all'ampio affresco sociale e antropologico, al movimento e alla varietà affidati a una pluralità di voci e di registri. Altro aspetto da rilevare è il tono sapienziale di questa scrittura, di una saggezza ante litteram che pervade l'intera narrazione, sorretta da una tensione costante e protratta. Pur sullo sfondo della finzione, l'autore esprime così, più o meno esplicitamente, il suo mondo e, con esso, l'epos di una esperienza antica tramandata oralmente da padre in figlio, di villaggio in villaggio”. (Giovanni Nuscis, Poiein).
BADDE LONTANA (Canzone)
Facile conquistare il pubblico di Sassari, per Sergio Cammariere, con il suo sound raffinato. Il cantautore ha iniziato con un omaggio alla Sardegna, cantando il brano “Badde lontana”, composto da Antonio Strinna e da Antonio Costa. (La Nuova Sardegna).
OMINE OMINES - Orolache
Storie di uomini. Di una umanità che, sulle tracce dei miti biblici e dopo la cacciata dal paradiso, è costretta alla fuga e alla ricerca di una via di salvezza. Questa eterna tensione dell'uomo, sempre diviso fra sogno e realtà, è il cuore dell'ispirazione di Omine omines, album di esordio della corale Orolache, i cui testi sono dello scrittore Antonio Strinna. (Walter Porcedda, La Nuova Sardegna).
BADDE LONTANA (Canzone)
All'interno del progetto degli Humaniora ha sempre avuto una posizione centrale Antonio Strinna, il quale ha firmato diversi brani di successo come l'ormai mitica Badde lontana. (Alfredo Murtula, Il Quotidiano).
OMINE OMINES – Corale Orolache
Omine omines: la storia di un uomo intrecciata a quella dell'umanità, con le sue vicissitudini, il suo procedere nel tempo e nel mondo. E' questo l'ultimo, intrigante lavoro di Antonio Strinna, lo scrittore osilese che ormai si è conquistato una propria specifica collocazione nel panorama della canzone e della letteratura sarda. (Mario Bonu, La Nuova Sardegna).
BADDE LONTANA (Canzone)
Il brano è denso di suggestione e di poesia. Dopo oltre trent'anni, è un canto che appartiene a tutti, capace di accompagnare il sentimento degli emigrati e di coloro che amano la Sardegna. (Giuliano Marongiu, La Nuova Sardegna).
PICCOLI UOMINI, GRANDI SPERANZE (Ed. EDES)
Prefazione dell'On. Giuseppe Cossiga.
Immagini relative alla presentazione del libro -Aghero 20 novembre 2010- alla presenza del Sottosegretario alla Difesa, On. Giuseppe Cossiga, e del Comandante della Brigata Sassari Luciano Portolano.
PICCOLI UOMINI, GRANDI SPERANZE
"Da ogni pagina, di quello che l'Autore definisce il suo diario, emergono frammenti di vita che via via che il lettore prosegue nel suo viaggio compongono un puzzle nel quale si rispecchiano i valori più profondi, più antichi e sinceri della nostra Regione. La sardità, ovvero l'insieme della nostra terra, della nostra cultura, delle nostre tradizioni, dei nostri sentimenti, ma soprattutto l'inscindibile legame, impossibile da rinvenire altrove, che identifica la Brigata Sassari come luogo di comune appartenenza, un luogo della memoria - come per lo stesso Autore - una proprietà indivisa di tutti i sardi. Un luogo della nostra storia, ma anche dei nostri sacrifici, quelli dei nostri nonni, dei nostri cari e dei nostri caduti che, oggi come allora, si sono distinti in ogni guerra come in pace per eroismo e generosità".
Dalla prefazione del Sottosegretario alla Difesa, On. Giuseppe Cossiga.
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ALTRI SCRITTI VARI.
Inoltre, hanno parlato di me le Riviste culturali: S'Ischiglia, Quaderni di poesia, Sonos e contos, Poiein e Italialibri.
Infine hanno scritto di me in:
"L'isola che sorprende", la narrativa sarda in italiano, a cura di Amalia Maria Amendola, edizioni Cuec.
"La musica in Sardegna", di Giacomo Serreli, Scuola sarda editrice.
"La grande storia dei Bertas", di Graziano Mura, Edizioni Gallizzi.
"La Grande Enciclopedia della Sardegna", a cura di Francesco Floris, edizioni La Biblioteca della Nuova Sardegna.
Il Corriere della sera, articolo di Mario Luzzatto Fegiz, il 16 aprile 2008.
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