Un pastore, preso dal freddo della solitudine, d'un tratto scopre di non essere solo. Sì, perchè neanche nella solitudine, in fin dei conti, possiamo ritenerci del tutto soli.
17/12/ 2006
LA LUNA E IL PASTORE. *
E' notte e fa freddo. Il pastore vorrebbe andare a dormire, ma teme che qualche volpe gli porti via l'agnello che una pecora ha appena partorito. E allora cammina, cammina lentamente, insonnolito, poi si siede su una pietra per riposare, senza smettere mai di vigilare sul suo gregge. Oltre a sentire il peso del sonno, sempre più cupo e schiacciante, il pastore sente una grande solitudine. La notte, poi, con il trascorrere dei minuti, dilata la sua solitudine sino a coprirlo completamente con il suo mantello nero.
E' proprio un mantello di tristezza quello che sente addosso il pastore, nella sua mente e anche dentro il cuore. Ma c'è qualcuno che, a sua insaputa, lo sta osservando. Discretamente, a distanza. Illumina lui e insieme la sua scena, lo segue nei suoi gesti, nei suoi passi, conosce ogni suo pensiero. E' la luna.
“Come mai sei così triste?” gli chiede quasi sottovoce.
“Chi è che parla? Qui non c'è nessuno!”
“Non preoccuparti, sono io che ti parlo. Guarda: sono quassù”.
“Quassù, quassù dove?” insiste il pastore.
“Sono sopra di te, nel cielo...”
“Sei per caso la luna? Non ci credo..”
“Credici, amico, sono proprio la luna!”
“Che stia forse sognando? Ubriaco non sono di sicuro, non ho bevuto neanche un sorso di vino in tutto il giorno!”
“Non stai affatto sognando...” lo rassicura la luna.
“No? Al contrario di te, io ho qualche dubbio!”
“Senti, invece di fare domande, perché non mi dici qual è la causa della tua tristezza?”
“Su questo non ho dubbi. Di certo è la solitudine che mi rende così triste. Vorrei essere a casa, con mia moglie e i miei figli...”
“Io non so che cos'è una famiglia. Ma so che cosa vuol dire vivere da soli. Per una notte, un mese, un anno? No. Per tutta l'eternità”.
“Ma tu non sei un essere umano, non hai bisogno di nessuno...”
“Devi sapere, amico, che anche io sono una creatura di Dio. E anche io ho bisogno di non stare solo. La notte illumino la terra, ora da una parte, ora dall'altra, anche perché vado in cerca di compagnia. Di uomini, animali, monti, torrenti, alberi”.
“Scusami, luna, io non mi ero reso conto che pure tu hai bisogno di stare con qualcuno. Non sapevo che soffrissi, come me, la solitudine”.
“Appena ti ho visto col tuo gregge, solo e triste, mi sono detto. ‑Ecco qualcuno che stanotte mi farà compagnia!‑ Il cuore mi si è gonfiato di gioia. Quanto mi piacerebbe che anche il tuo cuore fosse cosi felice!”
“Allora, se ci sei tu, neanche io sono solo...” fa il pastore.
“E' evidente, nessuno di noi due è solo e per questo triste!”
“Hai ragione; anche se sono lontano dalla mia famiglia, ci sei tu che mi fai buona compagnia...”
“Se ti guardi bene attorno, ti rendi conto che la compagnia è veramente grande. Devi soltanto saperla vedere e ascoltare, lei sarà contenta di fare altrettanto!”
“Sai, luna, ora non sento più quel mantello scuro addosso. E anche il sonno sembra scomparso, volato via”.
“Non te ne sei neppure accorto, ma mentre parlavi quel triste mantello è scivolato dolcemente dentro la mia luce”.
In quel cerchio di luce, caldo e sereno, il pastore e la luna rimasero felici per tutta la notte.
*Favola originale di Antonio Strinna.
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