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                          Certe storie sono luoghi dell'anima e raccontano di noi...                                                              Some stories are soul places and talk about us...                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 LA FESTA DEI MULINI                                                                          SAN LORENZO, OSILO - 8 OTTOBRE 2022

Associazione Culturale Badde Lontana - San Lorenzo, Osilo.

LA FESTA DEI MULINI 

La Festa dei mulini è un evento che l'Associazione Culturale Badde Lontana intende organizzare ogni anno, all'inizio di ottobre, per ricordare i tanti mugnai che con la loro opera hanno servito decine di comunità e scritto la propria storia.

Programma Edizione 2022 - Sabato 8 ottobre, ore 18.

CANTENDE IN CARRELA

con i cantadores Antonio Porcu, Emanuele Bazzoni e Matteo Dore, il fisarmonicista Gianuario Sannia e il chitarrista Tore Matzau. Cantadores e sonadores si esibiranno in tre siti diversi: a fondo valle (ex scuole elementari), a metà del sentiero dei mulini (cortile casa Nico Pisano) e infine nello spazio adiacente al mulino comunale.

MEMORIA, LINGUA DELLANIMA

Ogni esibizione sarà preceduta dal ricordo degli ultimi mugnai di San Lorenzo, suddivisi in tre gruppi. Seguirà una breve biografia di Giovanni Migheli, chitarrista di San Lorenzo; Celestino Fogu, organettista di Osilo; Giuseppe Chelo, cantadore di San Lorenzo.                 (A cura di Antonio Strinna).



                                     IL SUPERSTITE DIMENTICATO - Antonio Strinna


Il  superstite  dimenticato  è un personaggio  caparbiamente estraneo a ogni rassicurante logica umana. Costretto a sopravvivere a se stesso e ai suoi simili,  non può fare a meno di infrangere i confini della realtà,  sino  a  trasformare  il  suo microcosmo  in una dimensione infinitamente più grande, surreale e visionaria. 

L'amore, la passione, la violenza, un falso Dio, l'assenza di perdono, il dominio dell'uomo sull'uomo sono i fuochi tragici di questa storia intessuta di tante altre storie. A raccontarla, dal suo limbo di solitudine, è un antico mulino ad acqua, risuscitato cinquant'anni dopo la sua morte, l'unico fra i trentasei che per molti secoli hanno abitato la valle di San Lorenzo.

I personaggi che si incontrano nel romanzo sono alla ricerca ostinata della giustizia, del perdono e dell'amore, persino del proprio oblio, una ricerca così ostinata da trasgredire le regole del tempo. Nessuno di loro si accontenta della propria coscienza o di una verità qualunque, ancora meno di un Dio sempre più conformato all'uomo. 

Sono personaggi - esploratori di se stessi - che mai potrebbero ignorare i loro torbidi meandri interiori e quali minacce vi ribollono dentro, consapevoli di tutto il male che hanno causato o invece subito a causa di una umanità deformata, forse da sempre, di certo da se stessa. E per questo mai riappacificati con gli altri e neppure con se stessi. 



         A I A M S  

                Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici



Dal romanzo: IL PAESE CLANDESTINO

Antonio STRINNA - Arkadia editore. 

   "Lascia che il lievito del silenzio, con la sua abituale discrezione, lavori nella trama della tua esistenza", ecco con quale sentenza mi congedò la mia Olivetti Lettera 32. E concluse: "Lascia che maceri proprio tutto: il cuore, la fibra, l'umiltà. Soltanto così un giorno potrai rinascere, in qualche modo, e concederti un'altra occasione".

Insomma, un piccolo spiraglio di speranza, si sa, non si nega a nessuno. Anche se non manca mai il rischio che si trasformi, indefinitamente, in una nuova illusione. L'onda culturale del '68, arrivata in Italia dopo il maggio francese, avrebbe potuto alimentare questa speranza. Ma dentro la sua corsa prepotente, non so come, sospettavo che ci fosse anche qualcosa di fragile e dunque di provvisorio; del resto, era un'onda che il tempo doveva ancora mettere alla prova. Prima o poi lo farà, mi dicevo convinto, magari risparmiandogli la sconfitta, ma sommergendo il suo cambiamento con un altro cambiamento, e poi con un altro, un altro ancora. E ogni cambiamento sarà come una barca senza viaggio né meta.

Che cosa me lo faceva sospettare? Il fatto che il vero cambiamento, quello incarnato da Martin Luther King, era stato assassinato proprio in quella stessa primavera. A Memphis. Il pastore protestante era stato ucciso, infatti, il 4 aprile 1968. E con lui anche una storia appena nata. La sua speranza, soprattutto, era stata uccisa, e quella di milioni di persone.

Sì, perché il potere dei simboli -Martin Luther King era uno di questi, forse il più grandioso-, era stato annientato clamorosamente. Da chi? Proprio dai simboli negativi costituiti dal potere fin qui conosciuto. Da tutto questo appariva chiaro che non era ancora venuto il tempo in cui sarebbe stato possibile capovolgere i valori in campo e dunque il potere stesso.

Anche il libro "La forza di amare" di Martin Luther King, che avevo letto più volte come fosse la mia Bibbia personale, ora sembrava inutile, quasi morisse insieme a lui. Dopo quel 4 aprile, la primavera appena iniziata sembrava non avere più ragione di continuare. Soprattutto, non sembrava più stagione di sogni.

"Riteniamo che tutti gli uomini -di ogni razza e colore, poveri e ricchi-, siano stati creati uguali". Il mondo doveva ricominciare da qui.

Martin Luther King aveva un sogno straordinario, non solo grande, ma non faceva parte dei sogni dell'America, ancora meno dei potenti di questo paese. Così, già all'alba, quel sogno si era ricoperto di sangue. Sommerso e ucciso dal sangue. Ed era chiaro che, dopo la sua morte, nessuno avrebbe trovato i frutti del suo sacrificio dietro l'angolo. Era molto più facile raggiungere la luna che dare risposte al destino e alla dignità dell'uomo.

E poi c'era la voglia crescente di cambiamento, una vera e propria ossessione, malgrado l'evidente fragilità. Era un'etichetta puntualmente incollata a ogni parola, a ogni gesto. Pubblicità ingannevole, diremmo oggi, carica di promesse senza futuro. Ingannevole come qualunque industria dei sogni.

Cultura e fede guardavano alla modernità. La modernità, poi, avrebbe puntato al postmoderno. Senza pensare che forse un giorno non ci sarebbe rimasto che guardare al passato, alla tradizione, per recuperare quel poco che ci era rimasto. Quando ormai quasi tutto sarebbe stato difficile da ritrovare, per le strade, nelle scuole, nelle famiglie e persino nelle chiese.

Contestare, ribellarsi e infine cambiare, radicalmente... Radicalmente? Non è forse vero che c'è sempre qualcuno, primo fra tutti il potere, che non esita a cavalcare il cambiamento e a strumentalizzarlo a proprio vantaggio? Magari cancellando i vecchi valori, come è successo, sostituendoli con i propri. Per la maggior parte delle persone, specialmente per gli ingenui e gli sprovveduti, è sufficiente ogni volta sentirsi addosso un vestitino nuovo.

Non so quanto fossi consapevole di tutto questo e quanto fosse razionale la mia scelta, certo è che mi sentivo in dissenso su quanto stava vorticosamente accadendo. Il continuo cambiamento -così intuivo nell'intimo-, in fondo sgorgava dal ventre di un ambiguo progresso. Di quel progresso che aveva condannato e messo a morte la mia valle, con i suoi 36 mulini. Per cui trovavo automatico e istintivo chiedermi che altro ancora stava morendo, chi e cosa veniva travolto da questo generale cambiamento. Sacrificato sul suo altare, sempre più grande, e affamato, senza che qualcuno si sentisse responsabile -forse neppure cosciente-, di tutto quanto veniva annientato per sempre.

Dunque, in silenzio, scelsi di non seguire il facile corso delle tante mode che già si susseguivano una dopo l'altra. Quella della musica inglese, prima di tutto. E poi quelle, sempre più accattivanti, che ci suggerivano come dovevamo vestirci, parlare e persino sognare.














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