LIBRI

San Lorenzo, la valle dei mulini nasce con l'intento di ricordare i mugnai e i mulini che per diversi secoli sono stati artefici della storia di San Lorenzo, frazione di Osilo, ma intende anche promuovere le risorse territorio.

   Con uno sguardo rivolto al passato e insieme al domani, il libro cerca di dare una risposta a questo interrogativo. E qui la posta in gioco è il destino di una comunità che rischia di scomparire.

   Con una prefazione del sindaco di Osilo, Giovanni Ligios, il volume si articola in quindici capitoli e contiene anche diversi contributi, voci narranti che arricchiscono la rappresentazione di una valle che una volta contava due gualchiere e trentasei mulini idraulici. Oggi solo uno, di proprietà del Comune, è in grado di funzionare, a beneficio di turisti e scolaresche.

   Il volume conclude il racconto della valle con un suggestivo corredo fotografico; e anche questo è un invito a toccare con mano, più che a visitare, le sue risorse, le sue bellezze, oltre ai mulini dismessi, preziose creature che ancora oggi raccontano la storia di San Lorenzo, la sua valle di mulini.


LA NUOVA SARDEGNA

SAN LORENZO, LA VALLE DEI MULINI

Antonio STRINNA

Recensione di Salvatore TOLA

26 marzo 2020

 ..... San Lorenzo, frazione di Osilo, può contare per fortuna su un gruppo di estimatori e di amici che operano in suo favore attraverso un'associazione che ha assunto il nome di «Badde lontana»: l'ultima iniziativa è un libro a più mani curato dal presidente, lo scrittore Antonio Strinna: si intitola "San Lorenzo. La valle dei mulini", perché l'attività molitoria è al centro della storia dell'insediamento: erano 36 le macine che giravano mosse dalle acque del ruscello che scende lungo la valle, più due gualchiere, dove un maglio ammorbidiva a bagno d'acqua i rustici panni delle tessiture domestiche. 

Queste attività, che hanno avuto fine alcuni decenni fa, sono il tema principale del libro. L'intento è farle conoscere, prima con scritti a carattere storico e scientifico, come quelli iniziali di Donatella Carboni e Sergio Ginesu; ma poi soprattutto attraverso le suggestioni della narrativa e della poesia. 

C'è un racconto in cui sono il villaggio stesso e un mulino a prendere la parola; segue un brano di un romanzo dedicato al leggendario Giovanni Gallursu, e ambientato in parte in questi luoghi; e ancora i versi dei poeti che ne hanno decantato le bellezze: «Un'adde umbrosa, tranquilla e serena, / cun sas roccas ispaltas e mulinos...» (Una valle ombrosa, tranquilla e serena, con le sue rocce sparse e i mulini...); un'intervista all'ultimo mugnaio vivente, che poi è una donna; la rievocazione delle origini della celebre canzone «Badde lontana», parole di Strinna, musica di Costa, ispirata da un evento luttuoso di tanti anni fa. 

Segue una parte dedicata alle prospettive, soprattutto turistiche, che si potrebbero aprire per San Lorenzo. E anche il sindaco di Osilo Ligios, nella prefazione, dopo aver detto del suo apprezzamento per l'opera, si diffonde sui progetti che il Comune coltiva per la valle.

Il paese clandestino

Recensione di Sara Cabitta

Osilo, 10 settembre 1955. E' il giorno in cui tutto cambia, la casa amata e conosciuta viene abbandonata e la valle di San Lorenzo resta indietro, e il cavaliere della fame spinge l'intera famiglia a cercare un futuro altrove. Il progresso e l'arrivo dell'elettricità hanno costretto i mugnai ad abbandonare i loro mulini, le famiglie che fino a quel momento avevano di che vivere sono costrette a migrare. Persino spostarsi da un paese a un altro significa diventare clandestini, perdere radici, sicurezza, punti di riferimento. Per un ragazzino è difficile capire la scelta dei propri genitori, nella nuova casa si sente ospite momentaneo. "Certe volte accadeva che qualcuno mi avvicinasse in modo sospetto, quasi volesse annusarmi, convinto che avessi addosso odore di farina e di mulino. E che fosse ancora la valle a vestirmi". 

La luce del villaggio è diversa, il rapporto con la natura cambia, il desiderio di tornare nei luoghi natii è talmente intenso che ogni giorno il richiamo della valle ha il sopravvento. Insensibile alle raccomandazioni materne, alla fame, alla paura, è il bisogno di inoltrarsi lungo sentieri solitari ad avere la meglio, risalire pendii pericolanti e con l'incoscienza e l'ardore dell'infanzia mettere a rischio la vita, per ritrovare le proprie orme e non lasciarle più.

Ma ormai è il paese nel quale sei chiamato a vivere, il tuo; oggi questo, domani quello. Fra dieci anni, chissà quale. E forse un giorno, se davvero riuscirai a capire te stesso, scoprirai che l'unico paese che non hai mai lasciato, e non sarai costretto a lasciare finché sei vivo, sei proprio tu. Nessun altro. Il distacco, lo strappo che lascia l'anima incerta sulla soglia del mondo, capita a tutti di percepirlo. Nel trasferimento da un paese all'altro e nel trasloco di casa in casa si perde sempre un pezzo di sé, ciò che occorre ricordare è che si acquista anche qualcosa. La ricchezza non risiede unicamente nella memoria ma la si può trovare in ogni nuova esperienza. 

Attraverso la narrazione in prima persona viene tracciato un percorso che segue l'intera esistenza, dall'infanzia libera e spericolata, alla consapevolezza matura dell'uomo che affronta il mondo degli studi e del lavoro, i lutti, comprende la distanza che separa chi è protetto da ricchezza e potere dalla povera gente. Gli anni Sessanta si chiudono con fatti di sangue che segnano la collettività, il terrorismo e le morti innocenti: la strage di piazza Fontana, le bombe alla Banca Nazionale del Lavoro a Roma e all'Altare della Patria. E mentre il mondo va in pezzi e il progresso si rivela cinico, cieco e anche menzognero, stritola stili di vita e relazioni sociali, la piccola società all'interno del paese potrebbe essere l'unica salvezza. 

Sara Cabitta
www.mangialibri.com

L'eroe maledetto

Recensioni

La vicenda di Giovanni Gallurese, che nella seconda metà del Seicento riuscì da solo a difendere la torre di Longonsardo dall'assalto dei pirati, e più tardi si fece bandito, è avvolta in parte dal mistero e dalla leggenda.

Da qui è partito Antonio Strinna, già noto come poeta e come narratore, per concepire questo nuovo romanzo. Messo a fuoco il personaggio nella parte più conosciuta della sua storia, quella della sua impresa del 1658, lo segue poi negli sviluppi successivi, più oscuri, legando la sua latitanza, che lo condusse nella valle di San Lorenzo, vicino ad Osilo, alle sue misteriose origini: cresciuto orfano, scopre che i genitori sono stati assassinati e si propone di vendicarli.

Salvatore Tola (La Nuova Sardegna)

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Un romanzo di grande impatto, nel quale la solitudine e l'avventura diventano il paradigma di un uomo alla continua ricerca delle sue radici. L'eroe maledetto è un romanzo storico che ricorda per intensità di sentimenti, semplici e profondi, il contatto con una natura aspra e selvaggia, la magica scrittura di Corrado Alvaro.

Astrid Pesarino (Blog Tempi Irregolari).

La Brigata Sassari

e le sue missioni

Edizioni La Nuova Sardegna

Collana Le guerre dei sardi

LA NUOVA SARDEGNA

di SALVATORE TOLA  -   21 GIUGNO 2014

Da domani in edicola il dodicesimo e ultimo volume dalla collana «Il valore dei Sardi» edita da La Nuova Sardegna «Le missioni di pace della Brigata "Sassari"», di Antonio Strinna. 

 I libri sinora usciti della collana «Le guerre dei Sardi» edita dalla «Nuova» hanno riguardato i conflitti del secolo scorso. E anzi i tre volumi di Medardo Riccio risalgono anche a quelli che già in precedenza avevano visto impegnate le truppe isolane. Sono venute poi le opere - di Fois, Chirra e Graziani - dedicate alla Grande Guerra e alla Brigata "Sassari"; quindi quella di Demuru sulla guerra d'Africa; e infine le due, rispettivamente di Coni e Serra e di Brigaglia e Podda, sulla Seconda guerra mondiale. Rimaneva da vedere quali prospettive si erano aperte in seguito, e come lo spirito militare e lo stesso «valore dei Sardi» si erano venuti configurando in tempi in cui i rischi di una guerra combattuta in casa si andavano affievolendo. 

A questi interrogativi risponde Antonio Strinna nel volume dodicesimo e ultimo della collana, «Le missioni di pace della Brigata "Sassari"»: sarà in distribuzione da domani (a euro 5,90 più il costo del giornale). Il passaggio da una logica guerriera a una adattata all'assenza di conflitti, per lo meno in Europa, e all'esigenza di intervenire in quelli che continuano a insanguinare altre parti del mondo, è vista attraverso la vicenda della Brigata, il corpo che del «valore dei Sardi» aveva saputo dare in passato la migliore interpretazione. Ma attraverso la storia di questi reparti si può afferrare quello che può essere avvenuto negli altri dell'Esercito: per passare dai tempi del servizio militare obbligatorio, e delle tante giornate inutili e vuote, a quelli attuali, con i ranghi ridotti ma con una maggiore professionalità e nuove motivazioni. Antonio Strinna, narratore, poeta e autore di opere musicali, coltivava da tempo la passione per la Brigata, ma qualche anno fa ha iniziato a stabilire contatti più stretti, e attraverso visite, incontri e interviste - ai comandanti, a graduati di vario livello e militari semplici - si è impegnato a raccontare le ultime vicende, a cogliere l'atmosfera che si è creata, gli intenti che si sono venuti stabilendo. La memoria di alcuni risale agli anni Cinquanta, quando il «152 Reggimento» funzionava come Centro Addestramento Reclute, e il tasso di analfabetismo era così alto che fu necessario chiamare dei maestri e aprire delle classi; ma i militari, ricorda l'allora comandante Elio Cossu, avevano a disposizione anche un circolo di lettura e una biblioteca. Poi finalmente si arrivò alla ricostituzione della Brigata: l'avevano caldeggiata tra gli altri il mitico generale Musinu e il presidente Cossiga. Le nuove logiche d'azione vennero subito dopo con la missione «Forza Paris», contro i sequestri di persona, e con «Vespri siciliani», contro la mafia in Sicilia.

La narrazione continua poi con le spedizioni nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, che sono alla base della storia di oggi. E mentre si fa chiaro per il lettore lo spirito che anima i partecipanti il pensiero dell'autore ritorna di tanto in tanto a coloro che sono caduti.


LA NUOVA SARDEGNA

I "Sassarini" sempre pronti

Dalla Bosnia all'Iraq all'Afghanistan: «Esempi di umanità operante e concreta»

di ANTONIO STRINNA  -  28 Febbraio 2015

Ci sono voluti diversi anni di riorganizzazione e impegni lontani dalle caserme per dare nuova forma e nuovi contenuti alla Brigata Sassari, quella ricostituita l'8 aprile 1989. Come le operazioni Forza Paris, svoltasi in Sardegna nell'estate del 1992, durante il sequestro di Farouk Kassam, e Vespri Siciliani, nel 1994. Quest'ultima decisamente più impegnativa, perché fuori della Sardegna, per la prima volta e mirata al controllo militare del territorio nella lotta alla mafia.

Dopo le operazioni Forza Paris e Vespri Siciliani, che pure sono servite a forgiare i nuovi Sassarini e a mettere alla prova la struttura operativa, ecco arrivare nuovi impegni e di ben altra portata. La guerra nei Balcani: Bosnia, Kossovo, Albania e Macedonia.

Crollato l'impero di Tito come un castello di cartapesta, la Jugoslavia diventa un vulcano improvvisamente attivo, che riduce in frantumi ogni forma di equilibrio politico fin qui funzionante fra i suoi popoli. Per porre fine alla guerra, e al continuo massacro di intere popolazioni, la Nato decide di intervenire con alcuni reparti militari, fra questi la Brigata Sassari, impiegata come forza d'interposizione.

Il calendario delle missioni di pace della Sassari inizia con l'Operazione Alba (marzo-luglio 1997) come forza di interposizione della Nato. Viene impiegata in Bosnia ed Erzegovina con l'Operazione Constant Forge (ottobre 1997-marzo 2000), ma è presente anche in Kosovo, nell'operazione Joint Guardian, dal 1999 al 2002, con la forza multinazionale Nato Ifor.

E' il 12 settembre 2001. Il giorno in cui il 152° Reggimento viene impiegato nell'Operazione Essential Harvest, Raccolta Essenziale, a Petrovec. Un'attività finalizzata all'operazione di disarmo della fazione albanese. La guerra era finita, ma molto rimaneva ancora da fare, e la pace non aveva davanti a sé binari robusti e sicuri. Proprio per questo era necessario che la Sassari fosse lì, rispettosa e attenta ai bisogni di questa popolazione. In Bosnia i Sassarini si tassarono per effettuare l'adozione a distanza di 50 bambini di tre etnie diverse, in conflitto fra loro.

«Fin dalle prime missioni all'estero, a Sarajevo e Pec, fra il 1998 e il 2000, ho avuto modo di conoscere la tempra dei sardi - racconta il generale Bruno Stano, allora comandante del 151° reggimento - Una tempra e un carattere che li rende diversi e sempre affidabili».

E' l'ottobre del 2003. Il calendario delle missioni di pace porta la Brigata Sassari in Iraq, sino al 2006. I Sassarini devono ora scrivere la loro storia in un deserto ribattezzato White horse, Cavallo bianco, nella provincia di Dhi Qar. Si tratta del quartier generale dell'operazione Antica Babilonia. Qui all'inizio si parlava solo inglese, ma poi la lingua ufficiale è diventata quella dei diavoli rossi. A Nassiriya c'è la sede del Comando militare e la base Maestrale è nel cuore della città. Qui accade l'evento più luttuoso di tutte le missioni fin qui effettuate. Silvio Olla, del 151° Reggimento, è una delle tante vittime di un'azione terroristica senza precedenti. Nel 2006 è un altro sardo, ugualmente Sassarino, che cade eroicamente non lontano da Nassiriya, Alessandro Pibiri.

«Non c'è addestramento che tenga, in una situazione come questa - ammette il capitano Fiori - l'uomo non è mai pronto ad affrontare queste tragedie, la perdita di un amico e il ferimento di altri quattro con i quali hai preso il caffè poche ore prima. Qui esce la tempra, quando ti ritrovi davanti alla morte, coraggio e spirito di sopravvivenza».

Il contesto non era favorevole. Bisognava moltiplicare gli sforzi. Ma non ci si poteva fermare di fronte a segni e gesti di ostilità, neanche davanti ad attentati. A questi soldati non rimaneva che portare avanti il loro impegno, anche a costo di vite umane. Eroici sacrifici poi riconosciuti dallo Stato con due medaglie d'oro. «I sassarini, uomini e donne, hanno dato in Iraq la migliore delle risposte - racconta il colonnello De Masi -. Sono un esempio di umanità operante, silenziosa e concreta, frutto di un grande spessore culturale e anche coraggio, mai sbandierati».

Dal 12 luglio 2007 era stato affidato al 152° della Sassari il sistema operativo dell'ISAF, il PRT, con il quale sono stati sviluppati progetti riguardanti l'istruzione, la salute pubblica, l'agricoltura, la sicurezza e la viabilità. La ricostruzione, la gestione e la sicurezza hanno un netto predominio sulle attività militari. Ne consegue che ad una maggiore ricostruzione corrisponde una maggiore sicurezza, in fondo l'esigenza più avvertita dalla popolazione.

Anche le missioni svolte in Afghanistan, dal 2007 al 2014, con sede a Herat, hanno la stessa impronta, anche se Herat, Farah, Bala Mourghab, Shindand e Bala Baluk, non riservano meno pericoli. Anche qui le attività fondamentali sono quelle di sicurezza e controllo del territorio, ma anche di sostegno e ricostruzione.

Dopo aver verificato con quanta professionalità e abnegazione i Sassarini sono soliti svolgere le loro missioni, appare evidente che la storia della Brigata Sassari, iniziata 100 anni fa, è ben lungi dall'essere conclusa. Anzi, mettendo al servizio degli altri il suo spirito di pace, ha saputo disegnare la sua nuova strada, adeguata ai nuovi scenari, che è poi la strada della solidarietà e della fratellanza, capace di superare qualunque confine e steccato.




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