LIBRI

San Lorenzo, la valle dei mulini nasce con l'intento di ricordare i mugnai e i mulini che per diversi secoli sono stati artefici della storia di San Lorenzo, frazione di Osilo, ma intende anche promuovere le risorse territorio.

   Con uno sguardo rivolto al passato e insieme al domani, il libro cerca di dare una risposta a questo interrogativo. E qui la posta in gioco è il destino di una comunità che rischia di scomparire.

   Con una prefazione del sindaco di Osilo, Giovanni Ligios, il volume si articola in quindici capitoli e contiene anche diversi contributi, voci narranti che arricchiscono la rappresentazione di una valle che una volta contava due gualchiere e trentasei mulini idraulici. Oggi solo uno, di proprietà del Comune, è in grado di funzionare, a beneficio di turisti e scolaresche.

   Il volume conclude il racconto della valle con un suggestivo corredo fotografico; e anche questo è un invito a toccare con mano, più che a visitare, le sue risorse, le sue bellezze, oltre ai mulini dismessi, preziose creature che ancora oggi raccontano la storia di San Lorenzo, la sua valle di mulini.


RECENSIONE DI SALVATORE TOLA 

SU LA NUOVA SARDEGNA


 ..... San Lorenzo, frazione di Osilo, può contare per fortuna su un gruppo di estimatori e di amici che operano in suo favore attraverso un'associazione che ha assunto il nome di «Badde lontana»: l'ultima iniziativa è un libro a più mani curato dal presidente, lo scrittore Antonio Strinna: si intitola "San Lorenzo. La valle dei mulini", perché l'attività molitoria è al centro della storia dell'insediamento: erano 36 le macine che giravano mosse dalle acque del ruscello che scende lungo la valle, più due gualchiere, dove un maglio ammorbidiva a bagno d'acqua i rustici panni delle tessiture domestiche. 

Queste attività, che hanno avuto fine alcuni decenni fa, sono il tema principale del libro. L'intento è farle conoscere, prima con scritti a carattere storico e scientifico, come quelli iniziali di Donatella Carboni e Sergio Ginesu; ma poi soprattutto attraverso le suggestioni della narrativa e della poesia. 

C'è un racconto in cui sono il villaggio stesso e un mulino a prendere la parola; segue un brano di un romanzo dedicato al leggendario Giovanni Gallursu, e ambientato in parte in questi luoghi; e ancora i versi dei poeti che ne hanno decantato le bellezze: «Un'adde umbrosa, tranquilla e serena, / cun sas roccas ispaltas e mulinos...» (Una valle ombrosa, tranquilla e serena, con le sue rocce sparse e i mulini...); un'intervista all'ultimo mugnaio vivente, che poi è una donna; la rievocazione delle origini della celebre canzone «Badde lontana», parole di Strinna, musica di Costa, ispirata da un evento luttuoso di tanti anni fa. 

Segue una parte dedicata alle prospettive, soprattutto turistiche, che si potrebbero aprire per San Lorenzo. E anche il sindaco di Osilo Ligios, nella prefazione, dopo aver detto del suo apprezzamento per l'opera, si diffonde sui progetti che il Comune coltiva per la valle.

Il paese clandestino

Recensione di Sara Cabitta

Osilo, 10 settembre 1955. E' il giorno in cui tutto cambia, la casa amata e conosciuta viene abbandonata e la valle di San Lorenzo resta indietro, e il cavaliere della fame spinge l'intera famiglia a cercare un futuro altrove. Il progresso e l'arrivo dell'elettricità hanno costretto i mugnai ad abbandonare i loro mulini, le famiglie che fino a quel momento avevano di che vivere sono costrette a migrare. Persino spostarsi da un paese a un altro significa diventare clandestini, perdere radici, sicurezza, punti di riferimento. Per un ragazzino è difficile capire la scelta dei propri genitori, nella nuova casa si sente ospite momentaneo. "Certe volte accadeva che qualcuno mi avvicinasse in modo sospetto, quasi volesse annusarmi, convinto che avessi addosso odore di farina e di mulino. E che fosse ancora la valle a vestirmi". 

La luce del villaggio è diversa, il rapporto con la natura cambia, il desiderio di tornare nei luoghi natii è talmente intenso che ogni giorno il richiamo della valle ha il sopravvento. Insensibile alle raccomandazioni materne, alla fame, alla paura, è il bisogno di inoltrarsi lungo sentieri solitari ad avere la meglio, risalire pendii pericolanti e con l'incoscienza e l'ardore dell'infanzia mettere a rischio la vita, per ritrovare le proprie orme e non lasciarle più.

Ma ormai è il paese nel quale sei chiamato a vivere, il tuo; oggi questo, domani quello. Fra dieci anni, chissà quale. E forse un giorno, se davvero riuscirai a capire te stesso, scoprirai che l'unico paese che non hai mai lasciato, e non sarai costretto a lasciare finché sei vivo, sei proprio tu. Nessun altro. Il distacco, lo strappo che lascia l'anima incerta sulla soglia del mondo, capita a tutti di percepirlo. Nel trasferimento da un paese all'altro e nel trasloco di casa in casa si perde sempre un pezzo di sé, ciò che occorre ricordare è che si acquista anche qualcosa. La ricchezza non risiede unicamente nella memoria ma la si può trovare in ogni nuova esperienza. 

Attraverso la narrazione in prima persona viene tracciato un percorso che segue l'intera esistenza, dall'infanzia libera e spericolata, alla consapevolezza matura dell'uomo che affronta il mondo degli studi e del lavoro, i lutti, comprende la distanza che separa chi è protetto da ricchezza e potere dalla povera gente. Gli anni Sessanta si chiudono con fatti di sangue che segnano la collettività, il terrorismo e le morti innocenti: la strage di piazza Fontana, le bombe alla Banca Nazionale del Lavoro a Roma e all'Altare della Patria. E mentre il mondo va in pezzi e il progresso si rivela cinico, cieco e anche menzognero, stritola stili di vita e relazioni sociali, la piccola società all'interno del paese potrebbe essere l'unica salvezza. 

Sara Cabitta
www.mangialibri.com

L'eroe maledetto

Recensioni

La vicenda di Giovanni Gallurese, che nella seconda metà del Seicento riuscì da solo a difendere la torre di Longonsardo dall'assalto dei pirati, e più tardi si fece bandito, è avvolta in parte dal mistero e dalla leggenda.

Da qui è partito Antonio Strinna, già noto come poeta e come narratore, per concepire questo nuovo romanzo. Messo a fuoco il personaggio nella parte più conosciuta della sua storia, quella della sua impresa del 1658, lo segue poi negli sviluppi successivi, più oscuri, legando la sua latitanza, che lo condusse nella valle di San Lorenzo, vicino ad Osilo, alle sue misteriose origini: cresciuto orfano, scopre che i genitori sono stati assassinati e si propone di vendicarli.

Salvatore Tola (La Nuova Sardegna)

                             _________________

Un romanzo di grande impatto, nel quale la solitudine e l'avventura diventano il paradigma di un uomo alla continua ricerca delle sue radici. L'eroe maledetto è un romanzo storico che ricorda per intensità di sentimenti, semplici e profondi, il contatto con una natura aspra e selvaggia, la magica scrittura di Corrado Alvaro.

Astrid Pesarino (Blog Tempi Irregolari).

La maschera strappata 

La storia di Nino Costa

Attore, cantante, pittore

 A un vecchio attore, privato improvvisamente della maschera e della scena, viene dedicata -mentre è ancora in vita- una Compagnia teatrale: motivo per cui si ritrova psicologicamente in una specie di limbo terreno, in qualche modo al confine con l'aldilà. 
Da questo punto di osservazione si rivolge al suo passato, alla sua storia; storia che racconta agli ospiti dell'Hotel della tranquillità: come lui lontani dal mondo, soldati senza domani nella trincea del passato.
Un filo sottile riannoda una successione di incontri, passioni, commedie, amori; dapprima sospesi tra le vertigini della memoria, subito dopo lievitati come nuove creature. In questo cammino a ritroso, che poi lo restituisce al presente profondamente trasformato, l'attore riconosce e incontra i suoi vecchi e nuovi compagni di viaggio.

La Brigata Sassari

e le sue missioni

Inserisci sottotitolo qui

In questo libro sono contenute, soprattutto, le esperienze vissute dai militari della Sassari' -negli ultimi cinquant'anni-, all'interno del 152° Reggimento e, più in generale, nella stessa Brigata, in Italia e all'estero. Lo scenario comprende le operazioni 'Forza Paris' e 'Vespri siciliani', quindi le missioni nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan. 
Non mancano poi alcuni cenni sulla storia della 'Sassari', sulla sua eroica partecipazione alla Prima Guerra Mondiale e sulla difesa di Roma alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Tutto questo viene scandito all'interno di un Diario di viaggio, dove gli 'io' narranti sono gli stessi protagonisti, quelli che hanno vissuto sul campo le esperienze raccontate. 

Lo sfondo, e anche lo snodo, è costituito dalla regione -la Sardegna-, della quale i militari si sentono direttamente figli, sino a farne una seconda divisa -la sardità-, non meno importante di quella ufficiale. 


DALLA HOME PAGE

IL SUPERSTITE DIMENTICATO 

Antonio Strinna - Romanzo inedito

Il viaggio nel tempo, intrapreso dal mulino, passa prima di tutto per la scoperta di un villaggio che non è più un microcosmo, limitato e povero; si dilata infatti sino a diventare un villaggio universale. E' il tocco del silenzio, attraverso il suono di una tromba, a portare nella valle la guerra, la sua mostruosità, la morte.

La morte però è anche un ritorno alla vita. E' quella che rivive Agostino con il suo ritorno nella valle, nella sua casa natale, dove ancora sgorgano tre sorgenti che ricordano -un miracolo oggi come allora-, i suoi figli morti quando avevano pochi mesi di vita, uno dopo l'altro. Sono sorgenti che lui stesso, scavando nella roccia, ha fatto sgorgare in memoria dei suoi figli. 

Ed ecco comparire sulla scena Giulia Carta, la strega di Siligo. Da tutto il racconto, uscito dalla bocca del mulino, traspare il travisamento di un Dio che la Chiesa si è costruita a sua immagine e somiglianza, perché il suo potere fosse più grande possibile. Per la maggior gloria di Dio. In realtà, per la maggior gloria degli uomini (Canto Generale, Pablo Neruda). 

Luisicu non esita a uccidere la madre per dimostrare tutto il suo coraggio, la sua crudeltà. Ed essere accolto, in questo modo, in una banda di malviventi, banditi che imperversano nella Barbagia e nel Goceano. Ma il cuore della madre che deve consegnare al capo della banda è ancora vivo. Nel momento in cui Luisicu cade col suo cavallo, mentre salta un muro durante il viaggio, si rivolge a lui con voce preoccupata: "Ti sei fatto male, figlio mio?" 

Salvatorico e Antonina si amano da tempo e non vedono l'ora di sposarsi. Anche le rispettive famiglie sono d'accordo. Ma il prete del paese (Trechido) si è invaghito della ragazza e non ne vuole sentire di assecondare il loro desiderio. Non mi rimane che liberarmi di questo ostacolo, pensa Salvatorico, ucciderlo. Ed è quello che fa, durante la Messa. I due giovani saranno costretti a fuggire da trechido, a pellegrinare per tutta la vita, da maledetti. Proprio come vuole la tremenda scomunica del Vescovo, che ricadrà anche su Trechido sino a ridurlo a un ammasso di ruderi irriconoscibili. 

Queste e altre storie, con i loro personaggi, approdano al mulino sospinte da una sorta di catarsi che culmina con la richiesta di essere raccontati, catarsi e infine compassione. E' un racconto che significa riscatto, desiderio di verità, giustizia davanti agli uomini, attraverso la voce del mulino, oggi.

Durante il viaggio nella valle, carico delle sue storie, il mulino dialoga a lungo con un professore ormai in pensione, che ha lasciato la città per rifugiarsi proprio qui, nel silenzio, nella solitudine più assoluta. E' un uomo che non vuole sapere più nulla del suo futuro, piuttosto vuole conoscere ardentemente l'origine dell'uomo. E su questo infatti si interroga, anche in modo visionario, ascoltando il cuore pulsante della natura, più che se stesso, convivendo con gli spiriti della valle. Per questo ha scelto di abitare in un mulino diroccato, ormai un rudere inabitabile. Al professore si rivolgono due suoi ex studenti, uniti nello smarrimento del loro tempo, della loro cultura. Uniti dalla consapevolezza di poter essere anche un pericolo uno per l'altro. 


FINALE DEL ROMANZO

E' sempre il mulino a raccontare.

......

Così, scandendo ad uno ad uno i loro nomi, ho chiamato gli ultimi mugnai e gualchierai che in questa valle hanno fatto vivere mulini e gualchiere. E ogni volta, pronunciato il loro nome, è risuonato puntuale il grido tanto sospirato: Presente!

Anche l'eco, potente come può esserlo soltanto ciò che è invisibile, ha fatto la sua parte, altrettanto preziosa. Complice fedele, l'eco si è preso cura di diffondere questo grido per tutta la valle, con il suo stesso respiro, sino a imprimerlo nello spazio e nel tempo. Il grido e il nome di queste trentacinque creature sono un segno d'irriducibile vitalità, sono infatti creature vissute ieri, rinate oggi e adesso affidate al domani. Non so se destinate all'immortalità, sicuramente a vivere ancora insieme a me, della mia stessa anima.

Dall'abisso alla superficie, dal silenzio alla parola. E' bastata un solo grido -Presente!- per squarciare l'oblio.

Non ho alcun dubbio, ormai. Almeno questo miracolo, che ho atteso lungamente e con impazienza, ha trovato la sua alba. E non si tratta affatto di un mio miracolo personale. E' la festa, con il suo spirito vitale e senza tempo, che ha vinto questa guerra contro l'oblio. Certo non io, non io, sempre più schiacciato dal mio carico temporale di superstite che non sono mai riuscito a sostenere degnamente.

Proprio per questo so bene che potrei sentirmi assolto soltanto dopo che avrò finito di disseppellire la storia di questi miei fratelli. Soltanto allora, quando tutti saranno approdati finalmente alla meta, potrò andare alla ricerca della mia.

Lo so bene, perciò non mi faccio illusioni, che questo cimitero non sarà mai sostituito da qualche paradiso, ma potrà almeno diventare un villaggio nel tempo dei viventi, in mezzo al quale io non mi sentirò più un superstite inutile, un viaggiatore solitario e immobile, piuttosto un mulino che alla fine avrà vissuto davvero una seconda vita. Non la mia, s'intende, ma quella dei miei fratelli, insieme alla confraternita dei loro spiriti.